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Pedaso

Scritto da b&b marche-tourism - porto san giorgio. Postato in Il Fermano

PedasoLa città di Fermo, nel corso della sua lunga storia, ebbe autorità su molti Castelli che si trovavano sul suo territorio. Essi sorgevano su alture naturalmente fortificate e protetti da possenti mura munite di torri merlate per difesa e vedetta. Il Castello di Pedaso sorgeva su un'altura la cui base era raggiunta dalle onde del mare che la battevano con particolare violenza, mentre l'abitato si estendeva fino a fronteggiare il mare. L'altura, di carattere franoso, non resistette al logorio delle onde e crollò portandosi via parte dell'abitato superiore e la Chiesa, putroppo mietendo numerose vittime (fine 1600). Si trattò di una frana improvvisa ed imponente e i resti, che ancora oggi si scorgono affiorare dalle acque, ne sono una chiara testimonianza.

Ortezzano

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OrtezzanoFiero e ricco di suggestioni storiche Ortezzano si erge a 301 m. sul livello del mare; il piccolo ma vivace comune oggi conta circa 840 abitanti e vede le sue origini perdersi indietro nel tempo fino all’epoca dei Piceni ( IX-III a.C.).
Fu luogo ideale e prediletto per costruire ricche ville rustiche, una di que-ste dovette appartenere ad un non meglio identificato Ortentius o, più probabilmente, Horatius A partire dall’VIII secolo il territorio di Ortezzano fece parte della vasta area che entrò nel novero dei domini farfensi. In questa zona Farfa possedette almeno fino all’inizio del XII secolo: la curtis Sanctae Marinae vel Mariae e la curtis Sancti Gregorii de Ortezzano.

Monterubbiano

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MonterubbianoSorta nei primi secoli del Medioevo intorno a un castello, fu edificata nello stesso sito di un insediamento romano che, formatosi a sua volta su un precedente stanziamento piceno, assunse una certa importanza soprattutto in epoca repubblicana e imperiale. Fu amministrata dai monaci farfensi fino al conseguimento dell’autonomia comunale nel corso del Duecento. Di parte guelfa, raggiunse il massimo sviluppo nel XIV secolo, meritando l’appellativo di MAGNIFICA COMMUNITAS. Trecento anni dopo iniziò invece la sua decadenza, anche a causa della crescente instabilità del terreno su cui sorgeva  parte dell’abitato sprofondò in seguito al terremoto del 1703. Il toponimo è composto dal termine “monte” e da un secondo elemento d’incerta origine; la tradizione identifica quest’ultimo con un longobardo Eliprando o Eliasdoe, ritenuto il fondatore del borgo.

Monteleone di Fermo

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Monteleone di FermoMonteleone di Fermo (Monteleó in dialetto fermano) è un comune italiano di 441 abitanti della provincia di Fermo nelle Marche. Guardando attorno la vista si allarga in un delizioso panorama di ricca vegetazione in terreni interamente coltivati, in una tavolozza di colori offerti da varie colture che continuamente variano nell’avvicendarsi delle stagioni. Monteleone di Fermo sorge a 427 m s.l.m. sulla strada che da Servigliano porta a Montèlparo, nell’alta valle dell’Ete Vivo tra il mare Adriatico e i monti Sibillini. Proprio l’Ete Vivo segna i confini nei lati occidentale e settentrionale, mentre ad oriente scorre il torrente Lubrico, ed a mezzogiorno il territorio confina con quello di Montèlparo.

Montottone

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MontottoneTra il Mare Adriatico e la catena degli Appennini si estendono le fertili colline dell'antico Piceno, intersecate da fiumi e torrenti; fra due di questi, su di una rupe, a 277 metri di altitudine, sorge Montottone. Fino al secolo XV° ebbe la denominazione di Mons Actonis (Monte di Attone), sostituita poi con quella odierna di Montottone. Nel 1191 papa Celestino III° investì i monaci Benedettini del dominio temporale e spirituale su Montottone; nel 1221 il patriarca di Aquileia cedette a Pietro IV°, vescovo fermano, il castello di Montottone in feudo. Nel 1397 i Montottonesi si ribellarono contro il comune di Fermo; nel 1405 passarono sotto il dominio di Ludovico Migliorati da Sulmona e nel 1415 vennero assediati dal Malatesta di Cesena.

Montelparo

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MontelparoSorta nei primi secoli del Medioevo intorno a un castello, fu edificata nello stesso sito di un insediamento romano che, formatosi a sua volta su un precedente stanziamento piceno, assunse una certa importanza soprattutto in epoca repubblicana e imperiale. Fu amministrata dai monaci farfensi fino al conseguimento dell’autonomia comunale nel corso del Duecento. Di parte guelfa, raggiunse il massimo sviluppo nel XIV secolo, meritando l’appellativo di MAGNIFICA COMMUNITAS. Trecento anni dopo iniziò invece la sua decadenza, anche a causa della crescente instabilità del terreno su cui sorgeva  parte dell’abitato sprofondò in seguito al terremoto del 1703. Il toponimo è composto dal termine “monte” e da un secondo elemento d’incerta origine; la tradizione identifica quest’ultimo con un longobardo Eliprando o Eliasdoe, ritenuto il fondatore del borgo.

Montegranaro

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MontegranaroIl territorio comunale ospitò la città romana di VEREGRA, sviluppatasi sulle vestigia di un antichissimo insediamento piceno (VII–VI secolo a.C.). L’attuale abitato si formò nei primi anni del IX secolo d.C., quando i monaci benedettini dell’abbazia di Farfa attuarono una bonifica integrale della zona per convertirla in terreni agricoli, dandone notizia nel “Chronicon Farfense”. Divenuta libero comune nel Duecento, fu infeudata nel secolo seguente alla famiglia veneziana degli Zeno; questi la persero nel 1443, quando il feudo, dopo aver subito un primo saccheggio da parte di Niccolò Piccinino, fu conquistato da Francesco Sforza. Alla caduta di questi, nel 1447, passò sotto l’egida dello Stato Pontificio e vi rimase fino all’unità d’Italia. Il toponimo è un composto della parola “monte” e di un derivato del latino GRANARIUM, che indica il ‘luogo in cui si produce e si conserva il grano’.

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