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Sant'Elpidio a Mare

Scritto da b&b marche-tourism - porto san giorgio. Postato in Il Fermano

Sant  Elpidio a MareLa cinta muraria che circonda il centro storico, si erge l'imponente faccia-ta duecentesca della Chiesa della Madonna dei Luminella sagrestia si conservava la reliquia della Sacra Spina della Corona di Gesù. Ritornando verso il centro, incontriamo la sede della Nobile Contrada San Giovanni che ospita la Mostra permanente dei Fossili. Dopo aver attraversato Porta Romana, completamente ricostruita in epoca fascista, percorriamo Corso Baccio, lungo il quale si affacciano importanti edifici come il neoclassico Teatro Cicconi, realizzato nel 1870 dall'architetto Ireneo?Aleandri e la Chiesa di San Filippo Neri del XVIII sec. dall'interno finemente decorato da stucchi policromi. Accanto, vi è l'Oratorio dei Filippini sede della Pinacoteca Civica "Vittore Crivelli" che ospita due importanti sezioni: quella antica dove, oltre ad una sala degli argenti, si possono ammirare due pregevoli opere di Vittore Crivelli e una serie di ritratti del 1600; quella moderna che racchiude una notevole raccolta di grafica contemporanea.

Petritoli

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PetritoliSituato in un territorio già diffusamente abitato durante l’Impero Romano, l’odierno centro storico di Petritoli si venne formando lungo l’Alto Medioevo, quando, per opera di vari ordini monastici, in particolare i Far-fensi, si verificò l’unione di tre precedenti villaggi, Petrosa, Petrania e Petrollavia. Questo processo, completato nel XI secolo, diede vita ad un castello dalla grande importanza strategica, avente ampia autonomia amministrativa sul territorio circostante, sotto la tutela diretta della Santa Sede. Ma ben presto, sempre durante l’XI secolo, Petritoli perse l’autonomia, passando sotto il controllo dell’episcopato di Fermo, a cui legò le sue sorti per più di quattro secoli. In questo arco di tempo i petritolesi cercarono in tutti i modi, anche affrontando l’esercito fermano, di riconquistare la loro autonomia, ma sempre senza esito positivo. Contemporaneamente subì numerose scorrerie di diversi eserciti stranieri intenti alla conquista del territorio fermano.

Servigliano

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ServiglianoComune in provincia di FERMO con territorio collinare tra i 189 e i 447 metri di altitudine, Servigliano è il piano degli Appennini. La sua fondazione viene attribuita a Publio Servilio Rullo, tribuno di Gneo Pompeo il Grande (I secolo a.C.). In realtà, resti di villa romana repubblicano-imperiale sono venuti alla luce nell’area occupata dall’ex convento dei Minori Osservanti e dell’annessa chiesa di Santa Maria del Piano. La valle del Tenna risulta però già frequentata nel periodo villanoviano (II millennio a.C.); mentre la coltivazione della vite, dell’ulivo e dei cereali si diffonde stabilmente sulle colline circostanti in epoca dei Piceni. La sistemazione agricola dell’attuale territorio di Servigliano avviene dopo il 30 a.C., quando Ottaviano assegna ai veterani le fertili terre della media Valtenna e sorge Falerio Picenus.

Rapagnano

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RapagnanoSembra che il territorio comunale abbia ospitato in epoca antica un tempio dedicato al dio romano Giano, venerato come creatore del mondo; nel 1880, inoltre, sono state rinvenute suppellettili di età preromana e romana, che dimostrano l’antichità del primo insediamento, citato da Plinio il Vecchio nella sua NATURALIS HISTORIA. Nel Medioevo fu contesa tra Fermo e Montegiorgio; sottomessa in un primo tempo da quest’ultima (1229), passò a Fermo nel 1244 per espressa volontà degli abitanti, di dichiarato orientamento filo-papale. Per un breve periodo appartenne, nel corso del Quattrocento, a Carlo Malatesta, signore di Cesena, e nel periodo napoleonico fu inserita nel cantone di Montegiorgio.

Torre San Patrizio

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Torre San PatrizioNon si sa con precisione a quale anno, prima della nascita di Cristo, risalgano le origini della TURRIS PATRITIA, ma reperti archeologici, per-tinenti il corredo di qualche tomba picena del VII – VI sec. A.C., rinvenuti nel marzo 1934 in località “San Patrizio”, ci confermano la tesi della sua venustà. Altri fortuiti ritrovamenti di epoca repubblicana ed imperiale romanica ci fanno supporre che TURRIS PATRITIA, di cui si legge in un affresco presso l’ex Sala Consiliare (Convento di San Francesco), sita tra Fermo e Falerone, non sia altro che un semplice “pagus”. Purtroppo dopo questo periodo, data la mancanza quasi completa di fonti, non abbiamo più notizie fino al sec. XI quando da una “precaria” del luglio 1050 si legge “…et in Colle Patrizio…”. Ciò fa pensare che anch’esso sia risorto durante il periodo carolingio ad opera di qualche signorotto o degli stessi monaci o vescovi fermani, i quali impressero, più tardi, al nome storico quello di un santo.

Santa Vittoria in Matenano

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Santa Vittoria in MatenanoSanta Vittoria fu fondata nel 890 dai monaci dall'Abbazia di Farfa. Questa abbazia, protetta dell’Imperatore Carlo Magno, nel periodo di suo massimo splendore controllava gran parte dell'Italia Centrale, ma, a seguito della decadenza dell'Impero Carolingio, venne assediata dai Saraceni. Dopo sette anni di assedio, l’abbazia venne alla fine abbandonata dai monaci che, divisi in tre gruppi e sotto la guida dell’abate Pietro I, si diressero verso il monastero di S. Ippolito e S. Giovanni in Silva a Santa Vittoria, verso Rieti, dove vennero trucidati dai Saraceni, e verso Roma, da dove l'abate Ratfredo ricondusse i monaci a Farfa alla termine del saccheggio, culminato con l’incendio dell’abbazia.

Ponzano di Fermo

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Ponzano di FermoSi riscontrano presenze nel territorio di Ponzano di Fermo fin dall'epoca del tardo Impero Romano dunque intorno al 300 e sono pronti a dimostrarlo i reperti archeologici della Chiesa del paese; ad ogni modo traccia scritta che attesti la sua esistenza risale all'inizio dell'anno Mille in un documento che registra il passaggio di un appezzamento di terra a Ponzano di Fermo tra il Vescovo di Fermo e tale Longino.
I territori furono annessi alla città di Fermo, che in epoca barbarica fece parte dell'Impero bizantino e del regno longobardo; il paese fu costretto a subire le mire degli altri popoli vicini in quanto Ponzano conservava un territorio e una comunità distinti dai restanti paesi godendo della Pieve di Santa Maria Mater Domini.

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